Brand identity
Identità per una casa di produzione: marchio, sistema di colore, direzione fotografica, materiali stampati, merchandising e sito.
Il problema
Una casa di produzione vende immaginazione e deve dimostrarla su ogni cosa che stampa. Il marchio doveva reggere sia in piccolo su un biglietto sia a due metri su un manifesto, e restare riconoscibile anche ridotto a una lettera sola.
Cosa ho progettato
- Marchio costruito dentro un quadrilatero inclinato, come un’inquadratura vista di sbieco: la forma dice «schermo» prima ancora che si legga il nome.
- La M è disegnata per vivere da sola: staccata dal logotipo diventa monogramma e va su borse, magliette e cartelline senza perdere identità.
- Tre coppie di colore ad alto contrasto — menta, magenta, bianco, sempre contro il nero — e sette lock-up dichiarati, così il marchio funziona su fondo chiaro, scuro e colorato senza decisioni improvvisate.
- Direzione fotografica costante: controcampo dal basso, cielo, saturazione alta. Sempre lo stesso punto di vista, quello di chi guarda in alto.
- Payoff Think big portato dal manifesto al sito, dove la home apre con quelle due parole e una sola chiamata all’azione.
- Sistema applicato a biglietti, cartelline, manifesti da esterno, t-shirt, tote bag, social e sito.
Nuova identità di marca per un coltivatore di mirtilli.
Il problema
Un piccolo produttore locale finisce sullo scaffale accanto a marchi industriali che hanno budget fotografici. Non poteva vincere di realismo: doveva vincere di riconoscibilità, con qualcosa che si ricorda dopo averlo visto una volta sola.
Cosa ho progettato
- Il marchio nasce dalla botanica: la stella a cinque punte che il mirtillo porta sulla corona diventa il segno grafico che accompagna ogni applicazione.
- I punti delle i sostituiti da mirtilli con le foglie. Il nome porta il prodotto dentro di sé e resta leggibile anche a pochi millimetri.
- Due lock-up per due usi: impilato per i formati quadrati e le icone, a targa orizzontale per insegne ed etichette.
- Un personaggio — un mirtillo che cammina — per social, packaging e tutto ciò che ha bisogno di una voce invece che di un logo.
- Palette su blu notte, crema e verde foglia: il colore del frutto fa da fondo invece che da soggetto, così il prodotto vero risalta sopra.
- Applicazioni fino al dettaglio del biglietto da visita, dove il tono della marca arriva a decidere il ruolo stampato sotto il nome.
Identità di marca, packaging, comunicazione social e accessori per una caffetteria.
Il problema
Una caffetteria ha pochi secondi e pochi centimetri per farsi riconoscere: l’insegna vista di sfuggita, il sacchetto sul bancone, il post che scorre. Serviva un segno che restasse sé stesso dal tondo di due centimetri sulla bustina alla facciata di un pacco da mezzo chilo.
Cosa ho progettato
- Un solo dispositivo grafico regge tutto il sistema: la linea d’orizzonte che taglia il rosso dal verde. È il sole dietro l’elefante nell’emblema, ed è lo stesso taglio che divide sacchetto, borsa, bustina e post.
- Marchio a due livelli — emblema tondo e targa con logotipo — perché le due dimensioni estreme chiedono due soluzioni, non un ingrandimento della stessa.
- L’elefante è disegnato in silhouette piena, senza dettagli interni: sopravvive alla stampa piccola, al ricamo e allo schermo di un telefono.
- Tipografia condensata pesante usata come voce parlata: Tastes goooood con le o allungate fino a riempire la riga. La battuta tipografica è anche il modo di far cadere il testo esattamente nella colonna.
- Il retro del pacco affidato alla sola tipografia, così le due facce si dividono i compiti invece di ripetersi.
- Sistema applicato a packaging del caffè, menù, cartelline, teiera, bustine, tre versioni di tote bag e piano editoriale social.