TypographyBrandUX/UI

Type design · Art Direction · Design Consultant

Non mi sono specializzato, ed è una scelta. Interfacce, marchi, caratteri tipografici e non smetto di imparare.

Dodici anni passati ad allargare il perimetro invece che a restringerlo. Piattaforme SaaS, app, e-commerce tecnici, identità di marca dal nome al packaging, caratteri tipografici commissionati e pubblicati in retail. Ogni ambito nuovo rende più solidi quelli che già conoscevo: chi ha disegnato un carattere capisce un design system prima di vederlo, e chi ha costruito un marchio sa perché un percorso d’acquisto va scritto prima di essere disegnato.

Questo profilo serve quando il problema non è ancora stato definito: direzione creativa e consulenza, il mestiere di tenere insieme specialisti diversi e parlare la lingua di tutti — designer, sviluppatori, cliente. In questo momento sto aggiungendo sicurezza informatica e red teaming dei sistemi AI, perché è lì che si sta spostando il rischio dei prodotti digitali.

Un progetto è un sistema, non un artefatto.

Ho passato anni a disegnare caratteri tipografici. È un lavoro che insegna una cosa sola, ripetuta migliaia di volte: ogni elemento esiste in relazione a tutti gli altri, e la coerenza si costruisce prima, nelle regole, non dopo, nelle correzioni.

Applicato all’interfaccia significa partire dal flusso e dagli stati — cosa succede quando il campo è vuoto, quando la connessione cade, quando i dati sono troppi — e arrivare alla schermata come conseguenza. Applicato a un marchio significa consegnare regole che sopravvivono a chi le applicherà dopo di me.

Il resto è ascolto: del cliente, degli stakeholder, di chi userà davvero la cosa. Ho lavorato con team in Italia, Stati Uniti, Regno Unito e India, e la parte difficile non è mai stata il software.

Direzione e consulenza
Direzione creativa, coordinamento di designer, gestione cliente, presentazione a stakeholder, definizione di metodo e processo
Product & UX
User flow, architettura informativa, wireframing, prototipazione, interaction design, SaaS, app mobile
UI & Design System
Design system, librerie di componenti, style guide, design token, responsive, Material Design, data visualization, handoff
Brand & Typography
Brand identity, brand book, packaging, art direction, type design, sviluppo di caratteri, lettering, editoriale, illustrazione
Strumenti
Figma, Adobe CC, Glyphs, After Effects, HTML/CSS, JavaScript, Python
In corso
Sicurezza informatica, red teaming dei sistemi AI

Brand identity

Identità per una casa di produzione: marchio, sistema di colore, direzione fotografica, materiali stampati, merchandising e sito.

Il problema

Una casa di produzione vende immaginazione e deve dimostrarla su ogni cosa che stampa. Il marchio doveva reggere sia in piccolo su un biglietto sia a due metri su un manifesto, e restare riconoscibile anche ridotto a una lettera sola.

Cosa ho progettato

  • Marchio costruito dentro un quadrilatero inclinato, come un’inquadratura vista di sbieco: la forma dice «schermo» prima ancora che si legga il nome.
  • La M è disegnata per vivere da sola: staccata dal logotipo diventa monogramma e va su borse, magliette e cartelline senza perdere identità.
  • Tre coppie di colore ad alto contrasto — menta, magenta, bianco, sempre contro il nero — e sette lock-up dichiarati, così il marchio funziona su fondo chiaro, scuro e colorato senza decisioni improvvisate.
  • Direzione fotografica costante: controcampo dal basso, cielo, saturazione alta. Sempre lo stesso punto di vista, quello di chi guarda in alto.
  • Payoff Think big portato dal manifesto al sito, dove la home apre con quelle due parole e una sola chiamata all’azione.
  • Sistema applicato a biglietti, cartelline, manifesti da esterno, t-shirt, tote bag, social e sito.
Mega Production
Il marchio e le sue sette declinazioni: menta e nero, magenta e nero, bianco e nero. Dichiarate tutte, così non si improvvisa al primo fondo colorato.
Mega Production
La direzione fotografica: sempre il controcampo dal basso, sempre il cielo. È il punto di vista di chi guarda in alto, che è anche il senso del payoff.
Mega Production
Su manifesto il sistema regge la distanza: il marchio in bianco resta leggibile sopra qualsiasi cielo.
Mega Production
Biglietti da visita a due facce: da un lato l’immagine, dall’altro il colore pieno tagliato dal nero. Nessuna delle due sembra il retro dell’altra.
Mega Production
La M ingrandita fino a uscire dal formato diventa fondo grafico: cartelline e flyer usano la stessa lettera del logo, non un motivo aggiunto.
Mega Production
Sul merchandising il marchio si divide in due: la lettera sola sul petto, il logotipo completo sul manicotto o al centro.
Mega Production
La M come monogramma a tutta borsa, in negativo tra nero e verde: il segno funziona anche senza nome accanto.
Mega Production
In feed l’immagine arriva prima del marchio, che si appoggia in basso a destra come una firma.
Mega Production
Il sito apre con le due parole del payoff e una sola chiamata all’azione: raccontaci la tua idea.

Nuova identità di marca per un coltivatore di mirtilli.

Il problema

Un piccolo produttore locale finisce sullo scaffale accanto a marchi industriali che hanno budget fotografici. Non poteva vincere di realismo: doveva vincere di riconoscibilità, con qualcosa che si ricorda dopo averlo visto una volta sola.

Cosa ho progettato

  • Il marchio nasce dalla botanica: la stella a cinque punte che il mirtillo porta sulla corona diventa il segno grafico che accompagna ogni applicazione.
  • I punti delle i sostituiti da mirtilli con le foglie. Il nome porta il prodotto dentro di sé e resta leggibile anche a pochi millimetri.
  • Due lock-up per due usi: impilato per i formati quadrati e le icone, a targa orizzontale per insegne ed etichette.
  • Un personaggio — un mirtillo che cammina — per social, packaging e tutto ciò che ha bisogno di una voce invece che di un logo.
  • Palette su blu notte, crema e verde foglia: il colore del frutto fa da fondo invece che da soggetto, così il prodotto vero risalta sopra.
  • Applicazioni fino al dettaglio del biglietto da visita, dove il tono della marca arriva a decidere il ruolo stampato sotto il nome.
Mirtilia
Il logotipo impilato e la versione a targa. I punti delle i sono mirtilli con le foglie, e la stella sul fondo è la corona che il frutto ha davvero.
Mirtilia
Lock-up a targa e orizzontale: due forme per due usi, insegna ed etichetta, senza ridisegnare nulla.
Mirtilia
Icona applicazione in positivo e negativo. Alla dimensione minima resta il nome, la stella e nient’altro.
Mirtilia
Il personaggio: un mirtillo che cammina. Serve dove un logo non basta — social, packaging, qualsiasi cosa debba avere una voce.
Mirtilia
Personaggio e marchio convivono senza sovrapporsi: uno presenta, l’altro identifica.
Mirtilia
Sul biglietto da visita il ruolo stampato è «Boss Mirtillo»: il tono della marca decide anche cosa c’è scritto sotto il nome.

Identità di marca, packaging, comunicazione social e accessori per una caffetteria.

Il problema

Una caffetteria ha pochi secondi e pochi centimetri per farsi riconoscere: l’insegna vista di sfuggita, il sacchetto sul bancone, il post che scorre. Serviva un segno che restasse sé stesso dal tondo di due centimetri sulla bustina alla facciata di un pacco da mezzo chilo.

Cosa ho progettato

  • Un solo dispositivo grafico regge tutto il sistema: la linea d’orizzonte che taglia il rosso dal verde. È il sole dietro l’elefante nell’emblema, ed è lo stesso taglio che divide sacchetto, borsa, bustina e post.
  • Marchio a due livelli — emblema tondo e targa con logotipo — perché le due dimensioni estreme chiedono due soluzioni, non un ingrandimento della stessa.
  • L’elefante è disegnato in silhouette piena, senza dettagli interni: sopravvive alla stampa piccola, al ricamo e allo schermo di un telefono.
  • Tipografia condensata pesante usata come voce parlata: Tastes goooood con le o allungate fino a riempire la riga. La battuta tipografica è anche il modo di far cadere il testo esattamente nella colonna.
  • Il retro del pacco affidato alla sola tipografia, così le due facce si dividono i compiti invece di ripetersi.
  • Sistema applicato a packaging del caffè, menù, cartelline, teiera, bustine, tre versioni di tote bag e piano editoriale social.
Elephant Café
Il sacchetto del caffè: la linea che divide rosso e verde è l’orizzonte, e l’elefante ci cammina sopra come nell’emblema.
Elephant Café
Il retro è solo tipografia. Fronte e retro non competono: uno fa l’immagine, l’altro l’informazione.
Elephant Café
Cartelline, menù su clipboard, teiera e bustine. L’emblema tondo regge il formato piccolo, la targa quello grande.
Elephant Café
Sulla tela grezza il marchio va da solo: sole, elefante e targa, senza fondi colorati a sostenerlo.
Elephant Café
La stessa borsa in versione parlata: «Tastes goooood» con le o allungate fino a riempire la larghezza. La battuta è anche la giustificazione del testo.
Elephant Café
Terza variante, marchio piccolo e centrato sul taglio d’orizzonte: tre borse, un sistema solo.
Elephant Café
In feed il sistema regge tre registri diversi — il claim, la promozione, la fotografia — senza cambiare regole.